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Pubblicato: 10/01/2020


TRUST: L’ATTO UNICO ISTITUTIVO E DEVOLUTIVO IN TRUST È REVOCABILE

Lo scorso ottobre, coll’ordinanza n. 25926 del 15 ottobre 2019, la Terza Sezione civile della Corte di Cassazione si è pronunciata sulla vexata quaestio iuris della revocabilità ex art. 2901 cod. civ. dell'atto istitutivo del trust ovvero la possibilità che l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c., esercitata avverso l’atto istitutivo di trust (piuttosto che verso l’atto di dotazione) possa o meno rendere inefficace l’intero trust. 

Il trust - istituto avente origine nei Paesi di common law e successivamente approdato anche nei Paesi di civil law - è caratterizzato, dal punto di vista della struttura soggettiva, dalla presenza di un soggetto disponente (settlor), che trasferisce un proprio diritto ad una persona di fiducia (trustee), la quale esercita il diritto sulla base dello statuto del trust (deed of trust) e delle istruzioni ricevute dal settlor (letters of wishes) e ha l'obbligo di trasferire nuovamente il diritto, entro un certo periodo di tempo prefissato, ad un terzo beneficiario (beneficiary). Il trust prevede dunque, di norma, due momenti:

  • il primo (ed indispensabile) è quello istitutivo del trust da parte del settlor, nel quale manifesta la propria volontà nel costituire un patrimonio separato;

  • il secondo è quello in cui il medesimo settlor cede uno o più beni al trustee affinchè quest’ultimo li gestisca a favore di un terzo beneficiario o di un determinato scopo.

Alla costituzione del trust è collegato un effetto segregativo dovuto all’atto di trasferimento dei beni al trustee: «l'effetto proprio del trust non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito» (in termini, Cass. civ., Sez. III, 27 gennaio 2017, n. 2043). Ed è proprio in ragione del detto effetto segregativo che la giurisprudenza si è posta la questione della revocabilità dell'atto istitutivo del trust.

 

La revocatoria ordinaria ex art. 2901 cod. civ. è funzionale a privare di effetti «atti che avevano già conseguito piena efficacia» e, conseguentemente, a determinare «la restituzione dei beni o delle somme oggetto di revoca alla funzione di generale garanzia patrimoniale ed alla soddisfazione dei creditori di una delle parti dell'atto dispositivo» per il tramite di una sentenza che ha natura costitutiva in quanto modifica ex post una situazione giuridica preesistente (in termini, Cass. civ., Sez. Un., 23 novembre 2018, n. 30416).

Con l’ordinanza in oggetto n. 25926/2019 la Terza Sezione, in sostanziale continuità con una precedente pronuncia della Prima Sezione (id est, ordinanza n. 10498 del 15 aprile 2019), ha ritenuto non precorribile la tesi secondo la quale l'atto istitutivo del trust, in quanto privo di effetto traslativo, non sarebbe revocabile in via diretta ovvero automatica,nonostante l’atto di trasferimento dei beni sia la causa giustificatrice della costituzione di un trust, è l’atto stesso che determina i termini ed i modi di gestione del patrimonio segregato.

 

Fermo restando la distinzione tra atto istitutivo del trust ed atto dispositivo, secondo la Suprema Corte l’effetto ricollegabile a quest’ultimo atto «non comporta che la relativa domanda revocatoria debba essere necessariamente indirizzata negli immediati confronti di quest’atto; e non possa, per ciò stesso, essere utilmente proposta pure nei confronti dell’atto istitutivo del trust». 

Nell’ipotesi in cui all’istituzione del trust abbia fatto seguito l’effettiva intestazione al trustee dei beni conferiti «la domanda revocatoria, che assume ad oggetto l’atto istitutivo, appare comunque idonea a produrre l’esito di inefficacia (dell’atto dispositivo) a cui propriamente tende la predetta azione. Ciò in virtù della dirimente considerazione che «ove la dichiarazione di inefficacia potesse essere emessa anche in assenza dell'effettiva esistenza di un atto dispositivo, per contro, si fuoriuscirebbe senz'altro dalla funzione di conservazione patrimoniale che risulta specificamente connotare, nel sistema del codice civile, come ripreso anche nella sede della normativa fallimentare, lo strumento dell'azione revocatoria».

In altri termini, «per contestare l'indicata idoneità, è sufficiente considerare che l'atto di trasferimento e intestazione del bene conferito al trustee non risulta essere atto isolato e autoreferente»: in un'operazione di trust l'atto di trasferimento «si pone, per contro, non solo come atto conseguente, ma prima ancora come atto dipendente dall'atto istitutivo», nel quale «l'atto dispositivo recupera la sua ragion d'essere e causa (in ipotesi) giustificatrice». 

I Supremi Giudici hanno, conclusivamente, statuito quanto segue: «L'inefficacia dell'atto istitutivo, come prodotta dall'esito vittorioso di un'azione revocatoria, reca con sé, dunque, pure l'inefficacia dell'atto dispositivo. La domanda di revoca dell'atto istitutivo viene, in altri termini, a colpire il fenomeno del trust sin dalla sua radice».

La conclusione della Corte può risultare apprezzabile per il suo approccio sostanzialistico, tuttavia non si può trascurare la difficoltà di coordinamento tra il diritto inglese, che vede l’atto istitutivo del trust come un negozio unilaterale programmatico e il concetto, tutto civilistico, di collegamento negoziale, non automaticamente sovrapponibile ad un istituto che non trova la sua origine nel diritto civile.

Cassazione_Civile_-_Sentenza_n._25926_del_15.10.2019.pdf
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